trent'anni di parco: 1985-2015                        thirty years of park: 1985-2015



 


BOSA Geopark farm "Giuseppe Nardini"
"lo spazio del tempo vissuto"...

colture: ricerca e conservazione



alla ricerca dei frutti dimenticati

Il Parco ha voluto accettare la sfida della conservazione della biodiversità delle piante d’uso alimentare, salvaguardando “on farm” alcune significative cultivar. L’obiettivo è mantenere in vita varietà locali e antiche, ad elevato grado di rusticità e adatte alle condizioni ambientali di questi luoghi. Nello stesso tempo, il Parco conserva forme caratteristiche ed esclusive di paesaggio agrario, nate e sviluppate con le coltivazioni delle stesse piante.
Recuperare piante alimentari “dimenticate”, insieme ai prodotti tipici e ai cibi tradizionali di una determinata area geografica, significa anche mantenere diversità culturali e ricchezze locali.



 


 

 

la conservazione
della biodiversità agronomica


Settembre, finisce l’estate ed è tempo di raccolte, le ultime prima dell’avversa stagione. Anche alla Bósa di Careggine si colgono i frutti di un anno di coltivazione. Non sono le piante per noi abituali dell’ortolano sotto casa e della mensa quotidiana, ma alcune antiche e rare varietà, spesso inconsuete nelle forme e nei colori. Sono soprattutto le cultivar locali, anche di specie annue, che il mercato globale ha spinto sull’orlo dell’estinzione o, comunque, ha posto ai margini.
Nel suo centro agricolo e naturalistico, il Parco ha voluto accettare la sfida della conservazione della biodiversità delle piante d’uso alimentare, salvaguardando alcune significative varietà colturali. La necessità di preservare il patrimonio agronomico delle Alpi Apuane (e non solo) risponde a motivazioni di genetica agraria, ma si spinge anche oltre. C’è soprattutto la necessità di mantenere in vita varietà locali, ad elevato grado di rusticità e adatte alle condizioni ambientali di questi luoghi.
 

Melo Belfiore (sopra) - Pero S. Lorenzo (sotto)



 



Formenton ottofile della Garfagnana



Fiore del Pastinocello delle Apuane
 

C’è anche l’obiettivo di garantire la protezione attiva dei quelle forme caratteristiche ed esclusive di paesaggio agrario, nate e sviluppate con le coltivazioni delle spesse piante.
Non può sfuggire poi quanto sia importante la ridiffusione delle piante alimentari “dimenticate”, insieme ai prodotti tipici di una determinata area geografica, per garantire anche il mantenimento di una diversità e ricchezza culturale locale, che proprio nei cibi tradizionali ha una delle manifestazioni più apprezzate.
L’attività del Parco nel campo della biodiversità agronomica, ha potuto svolgersi grazie al lavoro di ricerca e di conservazione sulle piante di interesse alimentare, fino ad oggi svolto dall’A.Di.P.A., associazione con sede a Lucca. Questo ambizioso progetto ed immane compito hanno avuto il loro inizio nel 2009, alla Bósa di Careggine, partendo da alcune significative varietà di coltivazione.
In primo piano si pone il pastinocello delle Apuane [Daucus carota L. subsp. major (Vis.) Arcangeli], una delle primitive forme di addomesticamento della carota selvatica, con una radice a fittone, di colore giallo-bruno, dal sapore dolciastro ed un caratteristico retrogusto di nocciola. Alla fine degli anni ’90, questo ortaggio è stata riscoperto a S. Anna di Stazzema, dove la coltivazione continua anche oggi su esigue superfici, con una produzione limitatissima e destinata all’autoconsumo. 
Tra le altre cultivar locali prodotte alla Bósa nella corrente stagione, è da segnalare pure il fagiolo rosso di Lucca [Phaseolus vulgaris L.], a cui si aggiungeranno nel 2010 altre varietà della stessa leguminosa (giallorino della Garfagnana, stiaccione di Pietrasanta, fagiolo dell’aquila, mascherino, ecc.). La conservazione della biodiversità agronomica ha pure coinvolto piante annuali di antica e vecchia selezione, quali la melanzana bianca a uovo [Solanum melongena L.] e diverse varietà di pomodoro [Solanum lycopersicum L.], a cominciare dalla “gold pearl”, che manifesta diversi caratteri di primitività (frutto giallo, piccolo, ricco di semi).
In conclusione, è doveroso segnalare l’attività di didattica ambientale che, ancora alla Bósa, il Parco sta sviluppando con le scuole primarie, attraverso l’esperienza consolidata dell’agricoltore “custode”. Il valore della conservazione dei semi di antiche varietà di piante alimentari, è stato fatto percepire agli alunni attraverso la semina e la successiva raccolta di un granturco locale: il “formenton otto file” della Garfagnana [Zea mays L.]. Tutto questo è stato realizzato dal Parco grazie agli investimenti continui sulla Bósa, in risorse economiche ed umane, con lavori di ristrutturazione e sistemazione agraria, che proseguono costantemente anche in questi giorni.

 

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