Apuane Geopark
come si arriva
Il Museo della
Pietra piegata ha sede a Levigliani di Stazzema (Lucca)
Il paese si trova ai
limiti del Parco Regionale delle Alpi Apuane, nell'entroterra della
Versilia, a 600 m s.l.m.
È raggiungibile in auto attraverso la Strada provinciale d'Arni,
passando da Seravezza, Ruosina e Retignano, oppure provenendo da
Castelnuovo Garfagnana.
Levigliani dista 24 km da Massa, 29 da Viareggio, 32 da Castelnuovo
Garfagnana, 48 da Lucca, 57 da Pisa
periodi e orari di apertura
tariffa d'ingresso
Ufficio informazioni e prenotazioni:
c/o reception del Museo
via IV Novembre, 70
55040 Levigliani di Stazzema (Lucca)
tel. +039 0584 778405
fax +039 0584 778053
La visita al Museo
è compresa nel biglietto d'ingresso per le
Grotte turistiche dell'Antro del Corchia o
per il Sistema "Corchia Underground"
Per maggiori informazioni:
Musei
Museo della Pietra piegata
Marmo,
cultura, territorio in 27 secoli di storia
Il Museo nasce dall’idea di raccogliere, in uno spazio limitato, quanto di
meglio e di significativo la cultura del marmo delle Alpi Apuane ha
lasciato, nel tempo, nel medesimo territorio e non solo. Il fine è proprio
la conservazione ostensiva degli “olotipi” delle produzioni lapidee più
caratteristiche, a cominciare da quelle seriali, per sviluppare una
conoscenza archeologica specifica e non disperdere la memoria storica di una
tradizione artigianale ed artistica, oggi purtroppo residuale.
Molto della cultura materiale del marmo è stato perso nel corso di 27
secoli di storia – dai primordi del VI sec. a.C. fino ad oggi – per cui
diverse tecniche e saperi, soprattutto per i periodi più antichi, vanno
oggi ricostruiti con i metodi dell’archeologia mineraria. Il Museo assolve
dunque la funzione di centro di ricerca applicata in questo particolarissimo
campo, non limitandosi al solo recupero del manufatto e alla sua mera
musealizzazione.

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Questa istituzione culturale è pure elemento portante di
un sistema territoriale di siti e di beni di interesse “archeominerario”
– costituito da cave e miniere storiche e da centri di documentazione –
che già il progetto di Parco
archeologico delle Apuane aveva individuato nel 2001 come
esemplificativi per documentare al meglio l’evoluzione temporale
dell’attività estrattiva del marmo e della filiera produttiva nella
stessa regione. |
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Gli spazi del Museo |
| piano
terra: Marmi puri e sacri (in niveo templo) La spazio dell’arte sacra e funeraria propone alcuni importanti manufatti che attestano l’attitudine naturale del marmo ad opere di carattere religioso. Colonne, capitelli, balaustre, vasi, sculture e bassorilievi, con raffigurazioni di repertorio sacro, trovano qui significativo spazio. È questo un campo produttivo che, in età moderna e contemporanea, ha rappresentato il settore trainante delle lavorazioni artistiche ed artigianali, con impieghi fondamentali di lapidei apuani, sia bianchi sia colorati. Entrato in crisi con le scelte dell’architettura post-conciliare, a favore dei materiali poveri ed autoctoni, dava un tempo lavoro a numerosi studi di scultura, soprattutto a Carrara, Pietrasanta, Seravezza e Querceta. |
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piano primo:
I colori del marmo (luxuriosa materia) La sezione è dedicata ai marmi colorati delle Alpi Apuane, oggi quasi del tutto “dimenticati” dall’industria estrattiva, ma che un tempo hanno goduto di particolare prestigio e notorietà. Particolarmente apprezzati per il commesso e le tarsie d’età barocca, i marmi colorati apuani hanno in seguito trovato limitato impiego nei complementi di arredamento e nell’oggettistica di lusso. La marmoteca qui esposta raccoglie una ricca collezione di marmi ornamentali colorati di valore storico delle Alpi Apuane ed esempi di manufatti che hanno saputo sfruttare i suggestivi effetti della policromia lapidea. |
Pietre di casa e bottega (locus
alchemicus)
La cucina e la farmacia hanno avuto in comune, per molti secoli, uno
strumento di lavoro spesso ricavato dal marmo: il mortaio. La frantumazione
dei materiali organici ed inorganici era un’attività ricorrente di questi
due luoghi. Oltre i mortai, anche le conche per la conservazione di olio o
di lardo, così come i fornelli per contenere il fuoco, avevano nel marmo e
nelle pietre locali la loro materia prima di fabbricazione.
Il Museo conserva qui anche l’erbario del Parco, dedicato alla flora delle
Alpi Apuane, con exsiccata di piante di significativo interesse
naturalistico.
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piano secondo: 27 secoli di storia (marmor signum temporum) Nello spazio di un unico locale è possibile percorrere un arco di tempo di quasi tremila anni di storia, attraverso la testimonianza materiale di alcune produzioni seriali, ma rappresentative, di marmo. Sono soprattutto le opere architettoniche, insieme ad oggetti d’uso quotidiano, a segnare l’inesorabile mutamento dei secoli. Tra i manufatti di valore storico-archeologico e di provenienza locale, si segnalano: un cippo funerario, aniconico e con coronamento a calotta, d’età etrusca; un grosso frammento di trabeazione di una Villa rustica imperiale; basi, colonnelli e capitelli di polifore tardomedievali. Altri oggetti di uso comune in marmo sono stati prodotti durante l'età moderna e contemporanea. Sala multimediale È l’area documentale ed illustrativa del Museo, che conserva materiale filmografico sulle Alpi Apuane e permette di consultare, anche in modo interattivo, documenti visivi e ipertesti utili alla conoscenza dell’ambiente naturale e della storia del territorio protetto. |
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piano terzo: Tombe liguri apuane a Levigliani (…ferrum hastae, lapides sepulcri…) Una speciale sezione archeologica del museo raccoglie reperti ceramici (olle, coppe, ecc.) e altri materiali di corredo (fibule, armille, anelli, ecc.) di alcune sepolture del III-II sec. a.C., di poco antecedenti la conquista romana del territorio. Di particolare interesse è la punta di un giavellotto, ripiegato forse per ragioni rituali, in versione miniaturistica poiché appartenente ad un bambino. Le tombe erano contenute all’interno di una cassetta litica formata da cinque/sei lastre di scisto, con accumuli di pietrame sciolto a protezione esterna. |
Gli oggetti esposti provengono da
ritrovamenti occasionali e da scavi programmati della necropoli di
Levigliani, che costituisce il più vasto sepolcreto del popolo dei Liguri
Apuani nella regione geografica che ancora oggi conserva il loro nome.
I reperti sono qui depositati dalla Soprintendenza per i Beni archeologici
della Toscana