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Progetti ed interventi                      

Il lupo
 

L’areale di distribuzione del lupo (Canis lupus L.) ha subito drastiche riduzioni negli ultimi secoli a seguito di ripetuti tentativi di eradicazione da parte dell’uomo, alla perdita e frammentazione di habitat idonei e alla riduzione delle specie preda. In Italia la diffusione della specie ha raggiunto il picco negativo nei primi anni ’70, ma il regime di protezione accordato al lupo dal 1971, quando per la prima volta ne è stata proibita la caccia, unitamente allo spopolamento umano delle aree montane e all’aumento degli ungulati selvatici, hanno permesso negli ultimi decenni un incremento numerico della popolazione e la ricolonizzazione con nuclei stabili di gran parte della catena appenninica, di ampie zone della Toscana centro-meridionale e di parte delle Alpi, comprese porzioni dei versanti francesi e svizzeri.

 

In Lucchesia e sulle Alpi Apuane la specie era sicuramente comune fino al XVIII secolo, tanto da alimentare storie e leggende giunte in parte fino ai giorni nostri. Un bando lucchese del 25 agosto 1343 ne sottolineava la diffusione, al punto che a causa della cresciuta abbondanza e voracità dei lupi venivano aumentati i compensi per chi li uccideva. Un analogo successivo provvedimento è riportato per il territorio di Seravezza e Stazzema (Versilia) da parte di Vincenzo Santini (1874) il quale afferma che “La contrada però era ancora boscosa ed infetta dai lupi, attesoché nel 1605 s’ordinò la retribuzione di 8 scudi a chi avesse ucciso un lupo e di uno scudo per ciascun lupattino”

 

Il naturalista Antonio Vallisneri, uno dei primi autori scientifici che abbia scritto dei luoghi apuani, parlando degli animali cacciati nelle terre di Garfagnana ai primi del ‘700 sottolinea la scomparsa ormai praticamente definitiva degli orsi, “non cessando però d’esservi Lupi, e Tassi e Volpi”.  Tuttavia già nel XIX secolo la specie appariva in declino a causa delle continue persecuzioni, tanto che Emilio Simi nel suo “Prodromo alla fauna della Versilia” del 1859 narra di due soli casi di riproduzione noti tra il 1789 e il 1814 in Alta Versilia, mentre all’epoca dello scritto sembrava “che questi temuti animali siansi affatto allontanati dal nostro territorio…”. Probabilmente sull’Appennino, meno antropizzato, il processo di estinzione è stato più lento ed ancora alla fine del secolo il lupo era abbastanza comune sulle montagne fivizzanesi; ad ogni modo nei primi anni del ‘900 è definitivamente scomparso dalle Apuane, come avvenuto poco tempo dopo nel resto dell’Appennino settentrionale e delle Alpi.

 

Il ritorno del lupo nella porzione lucchese dell’Appennino tosco-emiliano è stato accertato stabilmente dagli anni ‘80 e studi approfonditi ne hanno analizzato nel dettaglio le dinamiche, alimentando l’ipotesi di una ricolonizzazione delle contigue Apuane che, tra l’altro, risultano oggi popolate dalle principali specie preda: cinghiali (Sus scrofa L.), daini (Dama dama L.) e mufloni (Ovis aries L.), introdotti per scopi cinegetici antecedentemente alla creazione dell’area protetta, caprioli (Capreolus capreolus L.) e cervi (Cervus elaphus L.) che invece sono giunti per diffusione naturale dagli areali appenninici. Il regime di tutela conseguente all’istituzione del Parco Regionale delle Alpi Apuane ha sicuramente favorito l’incremento delle popolazioni di ungulati e rappresenta un punto di forza anche per la conservazione del lupo, inibendo le possibili azioni di bracconaggio.

 

Dall’anno 2006 il Comando Guardiaparco ha iniziato un’attività di ricerca dei segni di presenza del lupo nel territorio di propria competenza, con l’intento di verificare la presenza/assenza della specie. Questo studio è stato svolto in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato – UTB di Lucca e partecipa ad un piano di monitoraggio sanitario promosso dal CFS, il quale si inquadra nelle attività previste dal “Piano d’azione nazionale per la conservazione del lupo” (Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, 2002).

 

Le analisi genetiche su campioni fecali raccolti in questi anni nel Parco, hanno messo in evidenza con sufficiente grado di certezza la presenza del lupo sulle Alpi Apuane, quantomeno a partire dal 2008. Al momento non è possibile valutare se tale presenza sia riferibile a incursioni occasionali di esemplari appartenenti ai branchi consolidati del vicino Appennino Lucchese, ad individui in dispersione o a nuovi nuclei familiari che si stiano insediando nel territorio apuano.

Le attività di monitoraggio finora intraprese costituiscono un primo passo, nella conoscenza della diffusione del lupo nel Parco delle Alpi Apuane. E’ necessario prevedere, per il prossimo futuro, azioni di studio e ricerca più approfondite che riescano ad accertare l’eventuale consolidamento della presenza del predatore sul territorio. Recenti ritrovamenti di numerosi campioni fecali, in quello che sembra essere un punto di marcatura abituale, contribuiscono ad avvalorare tale ipotesi.

 

L’importanza dei risultati fin qui conseguiti è assolutamente rilevante: il lupo, oltre a rappresentare un elemento fondamentale delle reti trofiche degli ecosistemi, posto al vertice delle catene alimentari, è una specie particolarmente protetta a livello normativo internazionale ed italiano. E’ infatti inserito nell’allegato II (specie strettamente protette) della Convenzione di Berna del 1979, nell’allegato D (specie di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa) della Direttiva 92/43 CEE, meglio nota come direttiva Habitat, nell’appendice II (specie potenzialmente minacciate) della CITES, convenzioni e direttive da tempo recepite nella legislazione nazionale. La Legge 11 febbraio 1992, n.157, infine, inserisce il lupo tra le specie particolarmente protette.

 

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