L'ORTO BOTANICO "PIETRO PELLEGRINI"

L'Orto Botanico delle Alpi Apuane è dedicato al medico e botanico Pietro Pellegrini (1867-1957) che svolse numerosi studi sulla flora del territorio apuano. Situato a Pian della Fioba, si trova lungo la strada panoramica che collega Massa con la Garfagnana. Si estende per circa 3 ettari su un dente roccioso che si sviluppa tra 850 e 950 m s.l.m., costituito in piccola parte da scisti porfirici (Permiano - Paleozioco) di natura silicea, e per il rimanente da "grezzoni" (Triassico - Mesozoico) di natura calcarea. E' stato istituito il 22 luglio 1966 con lo scopo di studiare e conservare la peculiare flora apuana, facendola conoscere al pubblico attraverso attività didattiche e divulgative. Ne è proprietario il Comune di Massa che lo gestisce con le Università di Pisa, Firenze e Siena. La scelta di questo sito è dovuta alla facilità con cui è raggiungibile, all'amenità dei luoghi e alla ricchezza di specie vegetali spontaneamente presenti, anche grazie alla varietà del substrato.
Nel 1998 l'Orto Botanico di Pian della Fioba è stato inserito tra i siti archeologici del Comune di Massa; vi sono stati ritrovati infatti alcuni frammenti di ceramica acroma tra cui una spalla ed un puntale di anfora di età preromana/romana (secolo III-II a.C.).

I settori e le collezioni

La copertura vegetale dell'Orto botanico "P. Pellegrini" è in gran parte autoctona; le specie più interessanti della flora apuana vi crescono infatti spontaneamente. La visita dell'Orto botanico costituisce una piccola escursione naturalistica: infatti salendo lungo il percorso si possono osservare molte delle piante che vivono sulla catena apuana, fra le quali numerose specie endemiche, relitte o al limite dell'areale. L'Orto botanico nei suoi diversi aspetti ricorda situazioni proprie di aree differenti delle Apuane. Vi si individuano diversi settori: nella parte inferiore, a substrato siliceo, si trovano l'arboreto, la collezione di castagni, il laghetto ed un piccolo vaccinieto, quindi nella parte più estesa, a substrato calcareo, si estende il querceto-carpineto con rocce affioranti sulle quali si insedia la vegetazione rupicola.

L'arboreto

Entrando nell'Orto botanico si attraversa l'arboreto, una coltura sperimentale di piante d'alto fusto, per lo più conifere, messe a dimora con l'istituzione dell'Orto stesso, che attualmente vengono via via diradate. Si tratta in prevalenza di pino nero d'Austria (Pinus nigra Arnold subsp. nigra), pino strobo (Pinus strobus L.), pino marittimo (Pinus pinaster Aiton), abete bianco (Abies alba Miller), cedro dell'Atlante (Cedrus atlantica (Endl.) Carrière), cipresso di Lawson (Chamaecyparis lawsoniana (Murray) Parl.), duglasia (Pseudotsuga menziesii (Mirbel) Franco), ontano napoletano (Alnus cordata (Loisel.) Desf.) e acero di monte (Acer pseudoplatanus L.).

Il castagno ritrovato

Nella parte più bassa, dove prevalgono le rocce silicee, sono presenti alcune piante acidofile, che sulle Apuane vivono nei boschi di castagno (Castanea sativa Miller), come il cisto (Cistus salvifolius L.), l'erica arborea (Erica arborea L.), ed altre (Teucrium scorodonia L., Digitalis lutea L., Phyteuma orbiculare L.). Qui trova posto la collezione di cultivar di castagno (Castanea sativa Miller) presenti sulle Alpi Apuane, tutt'ora in fase di realizzazione; tra quelle raccolte si ricorda la Politora, il Cardaccio, la Pontecosa, la Rosa ed altre.

Il vaccinieto

Ancora sulle rocce silicee vive il mirtillo (Vaccinium myrtillus L.), che sta qui a rappresentare un tipo di vegetazione presente sui più elevati rilievi di natura silicea delle Alpi Apuane: la brughiera a mirtilli.

Il laghetto

Nella parte inferiore dell'Orto botanico, vicino al rifugio-laboratorio è stato realizzato un laghetto che ospita alcune piante delle zone umide di altitudine delle Alpi Apuane, specie importanti, oggi presenti solo in particolari ecosistemi (Alchemilla xanthochlora Rothm., Dactylorhiza maculata (L.) Soò, Eleocharis palustris (L.) R. et S., Eriophorum latifolium Hoppe, Galium palustre L., Mentha aquatica L., Veratrum album L. subsp. lobelianum (Bernh.) Arcang.).

Il querceto-carpineto

La maggiore estensione dell'Orto Botanico ha un substrato costituito da dolomia; qui la copertura arborea è piuttosto rada e composta per lo più da carpini neri (Ostrya carpinifolia Scop.), cerri (Quercus cerris L.), ornielli (Fraxinus ornus L.) e sorbi (Sorbus aria (L.) Crantz). Le ampie radure sono colorate in primavera dalle vistose fi oriture di arbusti come la lantana (Viburnum lantana L.), la coronilla (Coronilla emerus L.) e il pero corvino (Amelanchier ovalis Medicus).

La vegetazione rupicola

Le rocce calcaree affioranti, o le radure, offrono un habitat ideale per le numerose specie endemiche; una di queste, la globularia (Globularia incanescens Viv.), è stata scelta a simbolo dell'Orto Botanico. Tra le piante endemiche, molte sono esclusive delle Alpi Apuane (Salix crataegifolia Bertol., Santolina leucantha Bertol., Polygala carueliana (Benn.) Burnat), altre delle Apuane e dell'Appennino Lucchese (Thesium sommieri Hendrych, Buphthalmum salicifolium L. subsp. flexile (Bertol.) Garbari, Carex macrostachys Bertol., Moltkia suffruticosa (L.) Brand, Rhamnus glaucophyllus Sommier, Leontodon anomalus Ball). Alcuni dei fiori che vediamo a Pian della Fioba sono presenti su gran parte della catena appenninica (Scabiosa holosericea Bertol., Centaurea arrigonii Greuter, Orchis pauciflora Ten.), altri popolano le montagne del bacino del Mediterraneo (Astragalus purpureus Lam. subsp. gremlii Asch. et Gr., Hypericum coris L., Helianthemum oelandicum (L.) DC. subsp. italicum (L.) Font-Quer et Rothm., Anthyllis montana L.).
In particolari momenti compaiono anche alcuni funghi: la mazza di tamburo (Macrolepiota procera (Scop.) Singer), il galletto (Cantharellus cibarius Fr.: Fr.), la colombina verde (Russula virescens (Schaeff.) Fr.), ed altri.

Gli arbusteti

Alcune ristrette aree dell'Orto botanico sono state in passato più volte percorse da incendi; conseguentemente su queste superfici si sono diffuse specie vegetali invasive e di scarso valore fitogeografico, quali la felce aquilina (Pteridium aquilinum (L.) Kuhn) e alcune specie di rovo (Rubus sp.).