ULTIMORA


07/06/2013
Cava Padulello Biagi
Precisazioni sulle volumetrie e sui relativi impatti ambientali previsti nella recente variante autorizzata dal Parco Regionale delle Alpi Apuane



In merito alla notizia apparsa sul quotidiano La Nazione, secondo cui il Parco avrebbe autorizzato un piano di coltivazione per la Cava Padulello Biagi con volumi triplicati rispetto a quelli precedentemente assentiti è doveroso fornire le seguenti precisazioni, premettendo che la valutazione deve essere riferita ad ambedue i cantieri estrattivi di cui è composta la cava, ovvero al cantiere Padulello e al cantiere Biagi.
Il Parco nell’agosto del 2012 ha autorizzato, con il parere favorevole di tutte le amministrazioni competenti in materia ambientale, un piano di coltivazione della cava Padulello Biagi che prevedeva complessivamente il volume di 28.138 mc (di cui 12.038 mc nel cantiere Padulello in sotterraneo e 16.100 mc nel cantiere Biagi a cielo aperto)
Nel gennaio 2013 la ditta esercente la cava ha presentato una variante che comportava una sostanziale rinuncia della estrazione a cielo aperto in favore di un aumento della coltivazione in galleria.
Il Parco, anche in virtù di una indicazione normativa della Regione Toscana, che per quell’area prescrive di sviluppare prioritariamente la coltivazione in sotterraneo, ha ritenuto che la variante proposta non fosse più impattante del progetto autorizzato nel 2012 e pertanto, sempre con il parere favorevole delle altre amministrazioni competenti in materia ambientale, ad eccezione del Comune di Massa che ha espresso parere contrario dal punto di vista paesaggistico, ha rilasciato la pronuncia di compatibilità ambientale per un volume complessivo di 42.585 mc (di cui 33.969 mc nel cantiere Padulello in sotterraneo e 8.616 mc nel cantiere Biagi in sotterraneo)
L’aumento dei volumi previsti nella variante, che come evidente non corrisponde al triplo, è stato ritenuto compatibile con l’ambiente e col paesaggio in quanto prevede di spostare tutta l’attività estrattiva in sotterraneo, lasciando nei cantieri a cielo aperto unicamente operazioni di recupero ambientale.


 



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